Le interessanti leggende di Trieste

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Le leggende triestine sui tre simboli della città: la Bora, il Carso e l’Alabarda

Sei a Trieste e ti chiedi se ci siano delle storie curiose? Allora leggi e scopri le leggende di Trieste sulla Bora, sul Carso e sull’alabarda!

Trieste è famosa in Italia e nel mondo per la sua eleganza e il suo carattere mitteleuropeo, ma non solo. Infatti quando si pensa a Trieste ti vengono in mente anche i tre simboli che la caratterizzano: la Bora, il Carso e l’alabarda. Non molti però che ad essi sono legate anche delle leggende che ne raccontano fantasticamente le origini. Se vuoi conoscerle continua a leggere e scopri insieme a noi le leggende di Trieste.

Le leggende di Trieste: la leggenda di Bora e Tergesteo

La prima delle leggende di Trieste che ti vogliamo raccontare è stata scritta dalla poetessa triestina Edda Vidiz ispirandosi a delle leggende popolari sulla Bora.

La leggenda inizia con Eolo, dio dei venti, che viaggiava per il mondo assieme ai suoi figli: tra essi, c’era anche Bora, la sua preferita.
Un giorno giunsero su un verde altopiano a picco sul mare. Bora allora ne approfittò  per andare a giocare con le nuvole. Ad un tratto, incuriosita, entrò in una caverna dove riposava l’ eroe Tergesteo, uno degli Argonauti appena tornato dall’impresa del “Vello d’Oro”. Fu amore a prima vista! Per sette giorni i due vissero nella grotta travolti dalla passione.
Intanto Eolo si era accorto che sua figlia era sparita e preoccupato iniziò a cercarla.
Dopo giorni di ricerca finalmente la trovò. Vedendola abbracciata a Tergesteo, infuriato, si avventò contro il ragazzo scagliandolo con tanta violenza contro le pareti della grotta che Tergesteo rimase a terra privo di vita.

Eolo intimò subito a Bora di ripartire, ma lei, affranta, non ne voleva sapere. Piangeva  così disperatamente che ogni sua lacrima caduta a terra si trasformava in pietra. Le lacrime furono così tante che il verde altopiano venne completamente ricoperto dalle pietre.

Allora Eolo decise di ripartire lasciando Bora sul luogo dove era nato e morto il suo amore. Intanto il mare, impietosito, ricoprì il corpo di Tergesteo con conchiglie, stelle marine e alghe. Con il passare del tempo lì si formò una bella collina sulla quale venne poi fondata una città che sarebbe stata chiamata Tergeste, il nome antico di Trieste. Ancora oggi Bora ogni anno rivive per sette giorni quello splendido amore: sono i giorni in cui Bora soffia forte, “chiara” (cioè senza nuvole) fra le braccia di Tergesteo o “scura” nella sua attesa.

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La Bora “Scura” (Credit to by robertobarresi from Pixabay)

Leggende di Trieste: Come nacque il Carso

La seconda delle leggende di Trieste che vi vogliamo raccontare, spiega, tra sacro e profano, come è nato l’altopiano del Carso.

La leggenda inizia con Dio che, finito di creare il mondo, si accorse che per costruire un mondo solido aveva messo pietre anche in pianure fertili e rigogliose, rendendo difficile all’uomo coltivarle. Chiamò allora l’arcangelo Michele e gli ordinò di raccogliere tutte le pietre in eccesso e gettarle nel mare Adriatico.

Presto l’arcangelo si rese conto che le pietre erano tantissime. Nonostante ciò Michele non si lamentava, anzi cercò una soluzione. Prese, quindi, un sacco molto largo e profondo con cui poteva portare contemporaeamente moltissime pietre.

L’Arcangelo quindi iniziò a riempire il sacco di rocce che trovava nei luoghi indicati da Dio e lo andava a svuotare nell’Adriatico.

Durante i suoi tanti viaggi, Michele non si era accorto di essere seguito da Satana. Incuriosito da tutto quel movimento, Satana non riusciva però a capire cosa ci fosse all’interno del sacco e desiderava scoprire il misterioso contenuto, a qualunque costo.
Resosi invisibile si avvicinò  all’Arcangelo e con delle forbici tagliò di netto il sacco. Satana però non riuscì a credere ai suoi occhi: Ciò che trasportava Michele non erano altro che semplici pietre. Dopo poco l’arcangelo si accorse di quello che era successo, inseguì Satana con la spada e lo fece fuggire.

Il danno però ormai era fatto: le pietre erano andate a finire su terre floride e ricche d’acqua. Era tutto sparito, era rimasta soltanto una distesa sconfinata di massi: il Carso.

Michele cercò inutilmente di convincere Dio a ripristinare la situazione, ma egli fu irremovibile: quel luogo doveva rimanere così. Beh non è così male in fondo. No?

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Il Carso Triestino

Leggende di Trieste: L’Alabarda di San Sergio

L’ultima delle leggende di Trieste che vi vogliamo raccontare riguarda il simbolo della città: l’Alabarda. Questo simbolo lo potete trovare ovunque a Trieste, praticamente ogni luogo che visiti in città ha almeno un’alabarda scolpita o dipinta.

Una leggenda molto antica ci viene in soccorso per farci comprendere il perché dell’uso di questa arma come simbolo di Trieste. Secondo la tradizione Sergio, un militare romano sotto l’Imperatore Dioleziano, era in servizio come tribuno militare a Trieste. In città Sergio strinse così saldi legami di amicizia con i cristiani locali, che si convinse a convertirsi al cristianesimo.Quando arrivò il momento del suo trasferimento in Siria, promise alla comunità cristiana che avrebbe inviato un segno qualora fosse stato martirizzato come confessore della vera fede.

Dopo pochi giorni dal suo arrivo in Siria fu denunciato e imprigionato assieme all’amico Bacco. Entrambi furono martirizzati dopo poche ore. Alla morte di Sergio, a Trieste cadde miracolosamente dal cielo la sua alabarda: era il segno che aveva promesso agli amici cristiani di Trieste. Essi si ricordarono della promessa, raccolsero l’arma e decisero di custodirla gelosamente. In onore di Sergio, da quel giorno, ne fecero l’emblema della città.

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Ovale con alabarda simbolo di Trieste

L’alabarda di San Sergio, secondo la leggenda è di un ferro che non arrugginisce e non tiene la doratura. Oggi questa reliquia è conservata in una teca all’interno del tesoro della Cattedrale di San Giusto.

Ora che conosci queste Leggende di Trieste potrai sicuramente guardare a questi tre simboli della città con un po’ più di fantasia!

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